martedì 31 marzo 2009

Il movimento per la semplicità volontaria

Il movimento dei neo-semplici non poteva che nascere negli Stati Uniti, dove al più becero bigottismo reazionario si mescolano le anticipazioni materiali della società futura, eclatanti capitolazioni ideologiche e pratiche di fronte al lavoro teorico di Marx. È una reazione spontanea allo sfrenato consumismo dell'ex middle class americana. Non ha nulla di ideologico, almeno nei termini usuali in Europa. Quando i neo-semplici (downshifters) donano i loro averi a società di beneficenza o ad enti assistenziali qui pensiamo a San Francesco, mentre gli americani pensano solo a un'eccentricità fra tante altre. Si ispirano ai beatnik e agli hippy degli anni '50 e '60, ma a differenza di quelli non rappresentano un movimento sociale organizzato, anche se si autodefiniscono Voluntary Simplicity Movement.

Hanno siti internet, pubblicano libri, rilasciano interviste alla televisione, e il tam-tam sociale diffonde le loro storie. Non sono utopisti con in testa un modello di società futura; partecipano semplicemente al movimento reale di rigetto nei confronti di alcuni effetti del capitalismo. È chiaro che se la maggior parte degli americani li emulasse crollerebbe nientemeno che il capitalismo, ma loro se ne fregano di questa radiosa (per noi) prospettiva. E non sono proletari che non hanno nulla da perdere: per essere un downshifter bisogna avere avuto qualcosa ed essersene disfatti. È una condizione di rifiuto e non di rinuncia. È quindi, secondo una definizione europea, una condizione idealistica piccolo-borghese.

Alcuni vanno a vivere on the road, su camper o autobus attrezzati; altri preferiscono la vita urbana, in strutture comuni, che ormai anche le imprese edili propongono chiavi in mano; la maggior parte se ne va in stati poco abitati, come il Vermont e il Montana, a praticare agricoltura biologica o forme di telelavoro. Qualcuno s'è comprato una vecchia barca e naviga di porto in porto su fiumi e coste marine. In genere sono coppie con prole, più raramente piccoli gruppi. Non sono organizzati, a meno di non intendere per organizzazione l'essere collegati in rete.

Alcuni downshifter conducevano una vita agiata, guadagnavano abbastanza per pagare duemila dollari al mese di affitto o avere case da due milioni di dollari. Tutti si sentivano oppressi dalla quantità di legami che la vita "normale" li obbligava a coltivare. Il loro motto è: "Tutto ciò che possiedi finisce per possederti". Il loro principio ispiratore è quindi non avere, come gli antichi popoli nomadi che potevano trasportare soltanto l'essenziale: tutto ciò che è ritenuto indispensabile deve poter stare in una valigia. Ciò che odiano di più è la televisione. Subito dopo viene l'automobile, a meno che non sia un camper. Odiano anche lo Stato, ma con esso convivono, dato che, in quanto non-consumatori, li considera non-esistenti.

Sono tanti, un paio di milioni. I loro antenati beatnik e hippy erano molti meno, ma furono ugualmente un po' tartassati dallo Stato. All'inizio non per motivi ideologici (erano poeti e trovatori panteisti un po' bevuti e fumati), ma semplicemente perché avevano adottato un particolare modo di vivere e comportarsi. Erano "diversi" e rovinavano il quieto paesaggio omologato dell'american way of life. Poi venne il Vietnam e lo Stato andò sul pesante con gli eredi dei poeti e dei trovatori. Se i downshifter dovessero crescere ancora e organizzarsi… beh, in America ci sono già stati ammazzamenti per molto meno.

fonte: http://www.quinterna.org/


La rivalutazione di antichi e nuovi valori, come una maggiore cura della forma fisica e psichica è alla base del fenomeno della cosiddetta semplicità volontaria che fa del downshifting uno dei propri cardini. Il fenomeno - che riveste già in paesi come Stati Uniti d'America e Canada aspetti socialmente rilevanti e pare essere destinato, secondo i ricercatori, a segnare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni - appare essere trasversale in rapporto ai sessi, riguardando tanto maschi quanto femmine in carriera. Il postulato base, tuttavia, pare presupporre il fatto che lo stipendio eventualmente decurtabile sia di per sé sufficientemente congruo per cui un taglio più o meno elevato possa risultare in qualche modo sostenibile.
Secondo Datamonitor, agenzia di Londra che si occupa di ricerche di mercato, si ritiene che nel 2007 i lavoratori intenzionati a ricorrere al downshifting siano circa sedici milioni anche se, e per ovvii motivi, tale cifra sembra essere difficile da prevedere e quantificare con esatta scientificità
Semplicità volontaria è, in lingua italiana, il neologismo che definisce quello che, principalmente nel mondo anglosassone, viene chiamato all'interno del mondo del lavoro il downshifting - parte integrante del più vasto concetto del simple living, lo stile di vita, o lifestyle, del vivere in semplicità - ovvero la scelta da parte di diverse figure di lavoratori - particolarmente professionisti - di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, ozioso relax, hobbystica, ecc.).

Questa innovazione all'interno delle filiere produttive industriali ed economiche ha dato vita ad un vero e proprio movimento di pensiero ed è considerata dai sociologi una delle più eclatanti e vistose conseguenze di uno fra i molti mutamenti sociali e di costume intervenuti negli ultimi anni nell'ambito del mondo del lavoro.

Assumendo come termini di riferimenti il downshifting (e il conseguente downshifter, ovvero colui che attua la scelta di preferire una maggiore disponibilità di tempo libero al miraggio di possibili brillanti carriere professionali), va detto che su tale fenomeno si sono innestati studi sociologici tesi a comprendere la reale portata del cambiamento anche sotto l'aspetto puramente del costume all'interno di concetti ormai ampiamente diffusi come quelli concernenti la qualità della vita nell'era del consumismo.

Il termine downshifting - a cui stata dedicata, per iniziativa della Gran Bretagna, la settimana 23-29 aprile 2007 - è apparso per la prima volta nel 1994 sul Trends Research Institute di New York City[1]. A distanza di una dozzina di anni è stato acquisito dal New Oxford Dictionary che ne ha fissato il valore lessicale individuandone il significato nel (libero) scambio di una carriera economicamente soddisfacente ma evidentemente stressante, con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante.

Va da sé che alle spalle di una tale scelta paiono esservi motivazioni altre e alte, come una maggiore considerazione per i temi dell'ecologia, della salute fisica e psicologica e, in ultima analisi, per una visione della vita in minore chiave consumistica (dove l'equazione meno lavoro meno guadagno pare fare fede a sufficienza), oltre che per un recupero di valori da tempo dati per superati come una rivalutazione dell'ozio un recupero del concetto di lentezza, i mali che una economia drogata può portare con sé.